Un corpo che prende la parola.
Un microfono, un corpo, una luce. Un’attrice che ride di sé per non farsi ingoiare. Ex pose me nasce come indagine scenica e diventa confessione collettiva: un rito di auto esposizione in cui l’ironia non serve a nascondere, ma a disarmare.
La storia vera di Dalia Aly è la storia di tante ragazze, vittime della image-based sexual abuse, ovvero la condivisione non consensuale di materiale intimo. Quando aveva quindici anni, il suo ex partner ha condiviso il loro materiale intimo nella sua cerchia di amici e poi, a macchia d’olio, il video si è diffuso fino a raggiungere le 72.000 visualizzazioni. Dalia è stata lapidata in una gogna mediatica, partita dal suo liceo, sfociata nell’intera comunità di appartenenza e deflagrata nell’universo digitale senza possibilità di arresto. E la parola arresto non è casuale. Il colpevole e i complici sono, dopo nove anni, a piede libero e il processo deve ancora iniziare.
Dalia è cresciuta, è diventata un’attivista del transfemminismo intersezionale, accompagnando la sua missione al lavoro di attrice. Sul palco convivono stand-up biografica, teatro fisico e musica dal vivo in una partitura sonora che mescola pop, rap e trap. Il ritmo è quello della generazione che si mostra e si consuma, che cerca uno sguardo e insieme lo teme.
Lo spettacolo alterna battute e ferite, luci e ombre, e attraversa i temi che definiscono il nostro presente: famiglia, scuola, il bisogno di perfezione, la sessualità esposta, il revenge porn, i dispositivi sociali che costruiscono e giudicano i corpi.
La scena è nuda, essenziale, abitata solo da un corpo che si fa strumento e da una voce che si spinge fino al limite della risata. La regia di David Marzi plasma il gesto, la parola e il suono come tre linee che si incontrano in un punto di rottura: lì dove la vulnerabilità smette di essere debolezza e diventa atto politico. La drammaturgia non ricostruisce, non assolve, non spiega: espone. E nel farlo, chiede allo spettatore di mettersi in gioco, di interrogarsi su chi guarda, chi giudica, chi racconta.
Le musiche originali di Alessandra Orlando e Giulia Alò, eseguite dal vivo, danno respiro al testo: la melodia culla, il beat ferisce, il silenzio scava. Ogni suono è una rivelazione, ogni gesto un tentativo di resistenza.
Ex pose me è un viaggio senza filtri nel corpo-voce di una giovane donna che rifiuta di essere definita dal modo in cui viene vista. Un atto di libertà che ride, inciampa, urla, si rialza. Un’esposizione necessaria. Una richiesta di ascolto.