Beatrice, servendosi del delegato Spanò, ordisce una trama per smascherare l’infedeltà del marito, il cavalier Fiorica, colto in flagrante. Nell’ottica perbenista di ogni ipocrisia borghese, la famiglia tenta d’insabbiare l’accaduto. L’indignazione di una donna ingannata potrebbe concludersi con disarmante semplicità, ma la schermaglia domestica chiama in causa un terzo personaggio, lo scrivano Ciampa, e ne mina irrimediabilmente la reputazione agli occhi dei compaesani.
Ciampa, in realtà, da tempo aveva accettato, per amore o per debolezza, la degradante condizione di uomo tradito, ma a condizione che essa rimanesse segreta e nascosta alla curiosità del mondo. Ora, però, sentendosi messo alla berlina, diviene severo e implacabile e asserisce che solo dimostrando che Beatrice è pazza potrà recuperare l’onore perduto. A difesa della sua dignità, inanella una serie di stringenti argomentazioni, persuadendo con le armi della consequenzialità e della logica, che il berretto a sonagli della pazzia è il lasciapassare che consente di accedere alla verità e di gridarla al mondo.
L’orribile risata “di selvaggio piacere e di disperazione a un tempo” conclude significativamente la vicenda. Il berretto a sonagli è dunque il copricapo dei pazzi e soltanto indossandolo, Ciampa può rivelare compiutamente tutte le complesse e ambigue sfumature della sua tragica umanità e riuscire a raggiungere la verità di una vicenda ambigua, grottesca e a tratti feroce che trascina continuamente lo spettatore dall’ilarità all’angoscia. Pirandello stesso, del resto, scriveva in una lettera che Ciampa è un personaggio “strapieno di tragica umanità, non vivo, ma arcivivo”.